Dividendi e PEX novità dal 2026

Con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026, il legislatore interviene in modo significativo sulla disciplina fiscale dei dividendi e delle plusvalenze da partecipazioni, introducendo nuovi requisiti minimi di rilevanza della partecipazione per accedere ai regimi di esenzione parziale.

Si tratta di una riforma che incide direttamente sulla pianificazione fiscale di imprenditori, holding, società di capitali e gruppi societari, segnando una discontinuità rispetto a un sistema rimasto sostanzialmente invariato per oltre vent’anni.

Le nuove regole sui dividendi dal 2026

Dal periodo d’imposta 2026, l’esclusione dal reddito dei dividendi percepiti dai soggetti imprenditori non sarà più automatica.

I nuovi requisiti di partecipazione

Il regime di parziale esenzione (95% per le società di capitali, percentuali ridotte per le società di persone) spetta solo se la partecipazione:

  • è almeno pari al 5% del capitale della società che distribuisce gli utili,
    oppure

  • ha un valore fiscale non inferiore a 500.000 euro.

In assenza di uno di questi requisiti, i dividendi concorreranno alla formazione del reddito in misura piena.

Participation exemption e plusvalenze: attenzione alle nuove soglie

Le stesse soglie (5% o 500.000 euro) vengono introdotte anche per la participation exemption sulle plusvalenze, andando ad affiancare i requisiti “storici” previsti dall’art. 87 del TUIR.

Quando si applicano le nuove regole

È fondamentale sottolineare che:

  • le nuove condizioni si applicano solo alle partecipazioni acquisite dal 1° gennaio 2026;

  • le partecipazioni già detenute restano soggette al regime previgente.

Questo rende cruciale una valutazione preventiva delle operazioni straordinarie programmate a cavallo tra il 2025 e il 2026.

Chi è maggiormente coinvolto dalla riforma

Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 incidono in modo diretto su una platea ben definita di contribuenti, in particolare su coloro che utilizzano le partecipazioni societarie come strumento di investimento, controllo o pianificazione fiscale.

Il nuovo impianto normativo riguarda innanzitutto le società di capitali e le holding, che vedono ora subordinato il regime di parziale esenzione dei dividendi al possesso di partecipazioni di una certa consistenza economica. Analogamente, risultano coinvolte le società di persone commerciali, come snc e sas, così come le persone fisiche che detengono partecipazioni nell’ambito dell’attività d’impresa.

Un impatto rilevante si registra anche per i soci esteri residenti in Paesi UE o SEE: l’aliquota ridotta sui dividendi di fonte italiana non opera più automaticamente, ma è ora condizionata al rispetto delle nuove soglie minime di partecipazione, con un chiaro intento di allineamento al trattamento riservato ai soci residenti.

Restano invece sostanzialmente estranee alla riforma le persone fisiche non imprenditori, per le quali continua ad applicarsi il prelievo del 26% a titolo definitivo, senza modifiche rispetto al quadro normativo precedente.

Cosa fare concretamente nel 2026: il commento del professionista

L’intervento del legislatore impone un cambio di prospettiva nella gestione delle partecipazioni: non è più sufficiente detenerle, ma diventa essenziale valutarne attentamente la dimensione, il valore fiscale e la funzione all’interno della strategia societaria complessiva.

Nel corso del 2026 sarà quindi fondamentale procedere a una revisione strutturata delle partecipazioni detenute, verificando se le soglie introdotte risultano rispettate o se sia opportuno intervenire con operazioni di rafforzamento, razionalizzazione o riorganizzazione delle quote. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle operazioni straordinarie, come acquisizioni, conferimenti o ristrutturazioni societarie, che potrebbero produrre effetti fiscali significativamente diversi rispetto al passato.

Un’analisi preventiva dell’impatto sui flussi di dividendi attesi e sulla fiscalità di gruppo diventa oggi un passaggio imprescindibile. In mancanza di una pianificazione consapevole, il rischio concreto è quello di trovarsi esposti a un carico fiscale più elevato e non preventivato, con ricadute dirette sulla redditività degli investimenti e sulle scelte strategiche dell’impresa.

Perché affidarsi a un professionista esperto come Leonardo Girardi

In un contesto normativo in rapido mutamento, il supporto di un professionista con competenze specifiche in fiscalità d’impresa, pianificazione societaria e operazioni straordinarie diventa un fattore decisivo.

Il Dott. Leonardo Girardi, dello Studio Girardi e Associati, affianca imprenditori e società:

  • nell’analisi dell’impatto delle nuove regole sui dividendi;

  • nella riorganizzazione delle partecipazioni e delle holding;

  • nella pianificazione fiscale preventiva per il 2026;

  • nella gestione dei rapporti con soci italiani ed esteri.

Un approccio tecnico, ma orientato alle scelte concrete e sostenibili per l’impresa.

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